Alternanza scuola-lavoro (PCTO): cosa cambia dal prossimo anno

proteste asl pctoDi alternanza scuola-lavoro, o PCTO che dir si voglia, abbiamo parlato spesso e sempre abbiamo sottolineato i limiti di un sistema che fa acqua da tutte le parti. Dal prossimo anno, annunciano il Ministro Giuseppe Valditara e la Ministra del Lavoro Marina Calderone, qualcosa cambierà.

Come anticipa Il Sole 24 Ore, infatti, a breve l’intera materia vedrà le prime novità previste dai recenti interventi normativi al fine di garantire un’ASL più sicura e di qualità. Soprattutto, aggiungiamo noi, alla luce delle premature scomparse di Giuliano, Giuseppe e Lorenzo, morti di scuola e a scuola, sicurezza si spera diventi la parola chiave.

Il primo intervento riguarderà le imprese coinvolte nei percorsi cosiddetti on the job, che dovranno integrare il proprio DVR (Documento di valutazione dei rischi) con un’ulteriore sezione per le misure di prevenzione e i dispositivi di protezione per i ragazzi. Tale integrazione verrà fornita alla scuola e allegata alla convenzione istituto-impresa.

Il PCTO dovrà, poi, rivelarsi coerente con il piano triennale dell’offerta formativa e con i profili in uscita dei singoli indirizzi di studio, anche grazie al supporto – del già tanto discusso – docente orientatore, figura in arrivo nei prossimi mesi.

In questi anni, in effetti, sono stati tanti i casi di giovani impegnati negli autogrill o presso gli uffici comunali a portare caffè e fare fotocopie. E non sono stati pochi coloro che hanno raccontato di vere e proprie condizioni di lavoro non tollerabili da un sistema che, invece, dovrebbe garantire l’insegnamento di materie coerenti con il percorso di studio intrapreso e propedeutiche al corretto inserimento nel mondo post-scolastico. L’ASL o PCTO, insomma, non ha rappresentato una metodologia didattica formativa, piuttosto una manodopera regalata dallo Stato a quei tanti privati o meno che non intendono retribuire il personale di cui necessitano.

Perseguendo un cambio di rotta, dunque, le future norme rafforzeranno anche il registro per l’ASL presso le Camere di Commercio e introdurranno ulteriori requisiti a carico delle imprese ospitanti al fine di evitare di imbattersi in aziende poco affidabili. Saranno richieste pertanto: capacità strutturali, tecnologiche e organizzative, esperienza maturata nei percorsi di scuola-lavoro, eventuale partecipazione a forme di raccordo organizzativo con associazioni di categoria, reti di scuole, enti territoriali già impegnati nei PCTO, interazione e scambio di dati tra il registro nazionale per l’alternanza scuola-lavoro e la piattaforma dell’alternanza scuola-lavoro, che verrà rinominata come Piattaforma per i Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento.

Al fine di rispondere anche alle emergenze, purtroppo già verificatesi, il pacchetto lavoro approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 1 maggio, verrà istituto anche un Fondo per l’indennizzo dell’infortunio mortale durante le attività formative, pari per il 2023 a dieci milioni di euro, che coprirà richieste per eventi occorsi dal 1 gennaio 2018, da quando cioè è entrata in vigore l’alternanza scuola-lavoro. Due, invece, i milioni previsti per il 2024 e seguenti. A essere assicurati saranno gli studenti di ogni ordine e grado, anche privati, compresi quelli impegnati in percorsi di istruzione e formazione professionale, e le università.

I dati, in effetti, riportando di circa 256 denunce di infortunio di studenti nel solo 2021 e di 2103 nel 2022, tre delle quali tramutatesi – come sappiamo – anche in decessi. L’indennizzo alle famiglie potrà essere cumulato con l’assegno una tantum corrisposto dall’INAIL per gli assicurati. Verranno inoltre istituiti l’Albo delle buone pratiche di scuola-lavoro e l’Osservatorio nazionale per il sostegno alle attività di monitoraggio e di valutazione dei PCTO.

Come abbiamo già raccontato riportando uno studio dell’Osservatorio sui PCTO di Skuola.net in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza celebrata il 28 aprile, il 61% dei ragazzi – dei 2500 intervistati – ha dichiarato di non essere mai entrato in azienda o in qualche ufficio e di aver svolto l’attività, teorica e pratica, senza coinvolgimento diretto. A condizionare il percorso la pandemia che ha influito e confermato quanto l’ASL non sia affatto necessaria né nei tempi né nelle modalità di realizzazione.

Il numero di ore complessive di PCTO che ogni studente deve svolgere nei tre anni finali di scuola superiore, infatti, varia a seconda del tipo di percorso frequentato: non inferiore a 210 ore negli istituti professionali, a 150 negli istituti tecnici e a 90 nei licei. Ore ridottesi del 30% negli ultimi tre anni a causa del Covid o trasformatesi in attività online, rendendo ancora più inutile il sacrificio della didattica in presenza e finendo con il non esaltare la valenza formativa dell’orientamento in itinere e svolgere un processo di formazione integrale della persona e del sé, come recita la definizione della scuola in alternanza, che nessun riscontro trova poi nella realtà.

Solamente 2 studenti su 5, tra quelli intervistati, hanno dichiarato di essere stati a contatto con una qualche realtà lavorativa (il 24% per tutte le ore svolte, il 15% alternando tra vita lavorativa reale e vita lavorativa simulata) e solo 6 su 10 sono stati presenti in azienda per tutto il tempo. Al 29% è stato invece proposto un mix di presenza fisica e a distanza, mentre l’11% ha svolto attività di smart working. Eppure, l’ASL, nucleo centrale della riforma voluta dal Governo Renzi, era stata introdotta al fine di rimediare alla totale assenza di connessione tra il mondo dell’istruzione e quello dell’impiego.

Gli intervistati hanno raccontato di non essersi sentiti ben accolti sul posto di lavoro. Meno della metà (45%) dice di essere stata assegnata a un tutor che ha seguito gli studenti per l’intero svolgimento dello stage, oltre un quarto (26%) racconta invece che nessun tutor è mai stato loro presentato. Il 32% ha lavorato con i team interni sui compiti principali, il 26% ha approcciato al tipo di impiego in modo sia teorico sia pratico, il 14% si è fermato alla teoria, mentre 1 su 5 si è limitato a eseguire compiti marginali, 1 studente su 10 ha avuto l’impressione di aver perso tempo senza fare niente. L’ASL o PCTO, insomma, si è trasformata presto in un’occasione per depennare dall’agenda ore destinate all’apprendimento di materie di ben più seria utilità.

A lasciar parecchio interdetti, tuttavia, sono i dati relativi alla sicurezza. Un quinto degli studenti (19%) si è recato sul luogo di lavoro senza aver svolto il corso apposito – disponibile online – e senza indicazioni sulle procedure da seguire. 1 ragazzo su 3 ha beneficiato di entrambi i percorsi formativi, quasi la metà (47%) solo del corso ministeriale. E, tra chi si è trovato a svolgere mansioni manuali, con l’utilizzo di macchinari o strumentazioni, il 17% ha temuto in almeno un’occasione per la propria incolumità e il 4% per buona parte della sua presenza in azienda.

La maggioranza degli intervistati (57%) ha giudicato l’esperienza del tutto inutile, il 16% invece l’ha promossa. Solo il 28% l’ha trovata in linea con i propri studi e interessi, mentre il 45% l’ha valutata parzialmente coerente. A condizionare in negativo il loro punto di vista, probabilmente, anche il fatto che in tantissimi non abbiano sentito di poter scegliere liberamente dove andare: il 59% ha dovuto subire le proposte della scuola.

Negli anni, sono stati tanti i casi di giovani impegnati negli autogrill o presso gli uffici comunali a portare caffè, a fare fotocopie, a riempire il tempo in azienda senza avere – concretamente – l’opportunità di imparare il mestiere o relazionarsi in un contesto già adulto. E non sono pochi coloro che hanno raccontato di vere e proprie condizioni di lavoro non tollerabili da un sistema che, invece, dovrebbe garantire l’insegnamento di materie coerenti con il percorso di studio intrapreso e propedeutiche al corretto inserimento nel mondo post-scolastico.

Monitoreremo, dunque, le prossime mosse governative. Poco fiduciosi, ma nella speranza di non piangere più altre anime giovani.

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